Perché non mi riconosco più? Quando la vita non sembra più la nostra
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La storia di Mattia
Mattia ha 34 anni. Quando viene in studio da me, mi racconta che nella sua vita ha tutto: lavora per una nota azienda farmaceutica da diversi anni, ha una relazione stabile con la compagna, con la quale convive, e ha una famiglia presente. Mattia però lamenta che ogni mattina si sveglia con una sensazione difficile da spiegare, un misto tra ansia e tristezza.
Andando avanti col colloquio, Mattia mi dice che ha l'impressione di non essere più sé stesso da diverso tempo: non sa se quello è il lavoro che veramente vuole, non sa dire se la relazione con la compagna lo renda felice. Da qui, la domanda di Mattia: "che cosa voglio veramente? E io chi sono veramente?".

Perché non mi riconosco più?
La nostra identità si costruisce attraverso una serie di esperienze e significati: ogni volta ci riconosciamo in quello che facciamo e quello che siamo, mantenendo così un senso di stabilità personale. Giorno dopo giorno, facciamo esperienza di noi stessi nel rapporto con il mondo, gli altri e con ciò che per noi ha significato.
Nella vita può accadere che, a un certo punto, ciò che abbiamo sempre fatto smetta di avere un significato per noi, e da qui la domanda "cosa sto facendo, e perché lo sto facendo? Non mi riconosco".
Non ci riconosciamo più nelle nostre scelte, nei nostri desideri e nelle emozioni che viviamo, non perché diventiamo improvvisamente un'altra persona, ma perché il modo in cui abbiamo abitato la nostra vita fino a quel momento non riesce più a contenere l'esperienza che stiamo vivendo oggi.
Nella storia di Mattia, la sofferenza nasce dal fatto che, per molti anni, ha costruito la sua identità attorno a un'immagine ben precisa di sé: competente, ambizioso, fedele e disponibile. Durante il percorso psicologico, emergerà che Mattia si sente molto sotto pressione a lavoro e non riesce a sentirsi pienamente competente in quello che fa, e che nella relazione con la compagna si sente spesso messo in disparte e i suoi bisogni affettivi non vengono ascoltati. Da qui la sua storia diviene più chiara e la sua sofferenza comprensibile alla luce di scelte di vita non sempre autentiche per lui.
Il mondo continua a essere lo stesso, ma cambia il modo di viverlo
Una delle caratteristiche più frequenti della crisi identitaria è questa sensazione di estraneità. Le persone riportano frasi come:
"Mi sembra di vivere con il pilota automatico."
"Faccio tutto come sempre, ma non sento che questa vita sia davvero mia."
"Non capisco più cosa desidero."
"Mi sembra di osservare la mia vita da fuori."
Dal punto di vista fenomenologico, questo accade quando il nostro abituale modo di stare nel mondo perde la sua naturalezza. Le scelte che prima sembravano essere spontanee iniziano ad essere messe in discussione, i ruoli che abbiamo ricoperto per anni iniziano a non rappresentarci completamente.
La crisi identitaria modifica il modo in cui il mondo ci appare. Non cambiano soltanto i nostri pensieri: cambia il significato che attribuiamo alle esperienze quotidiane, alle relazioni, alle scelte e perfino al modo in cui percepiamo noi stessi.
Come può aiutare un percorso psicologico?
Quando non ci riconosciamo più, la tentazione è spesso quella di adattarsi a ciò che abbiamo intorno, nel tentativo di essere come si è sempre stati, ed è proprio qui che nasce la sofferenza.
In un percorso psicologico l'obiettivo è comprendere da dove nasce quella sofferenza, darle un significato all'interno della storia di vita della persona.
Questo significa esplorare il modo in cui ci siamo costruiti nel rapporto con gli altri, riconoscere i significati che guidano le nostre scelte e dare spazio a parti di noi che ora necessitano di essere ascoltate.
L'obiettivo del percorso psicologico è poter abitare la propria vita con una maggiore continuità tra ciò che si vive e ciò che si sente.
FAQ
È normale non riconoscersi più?
Sì. Molte persone attraversano periodi in cui il senso di sé sembra vacillare. Può accadere dopo cambiamenti importanti, ma anche senza un evento preciso. Se questa sensazione persiste e provoca sofferenza, può essere utile approfondirla con un professionista.
Non riconoscersi più significa avere una crisi di identità?
Non sempre. Può essere una crisi identitaria, ma anche l'espressione di un periodo di profondo cambiamento personale. Comprendere il significato di questa esperienza è più importante che attribuirle un'etichetta.
Come capire se è il momento di chiedere aiuto?
Se da settimane o mesi senti di vivere con una costante sensazione di estraneità, fai fatica a riconoscerti nelle tue scelte o hai la percezione che la tua vita non ti appartenga più, un percorso psicologico può offrirti uno spazio per comprendere ciò che stai vivendo.
Ricevo a Verona e online, offrendo un percorso in cui dare significato alla storia di vita e ricercare modi autentici di vivere nel mondo.


